Fare business in Serbia

//Serbia: una nuova economia per il Made in Italy

La Serbia ha una popolazione poco superiore ai 7 milioni di abitanti e un milione e mezzo di questi vive nella capitale: Belgrado. L’economia serba ha registrato, ultimamente, un buon posizionamento nella classifica Doing Business Report 2017 (della Banca Mondiale) e il paese si colloca al 47.mo posto su 190 economie analizzate (era solo al 54.mo l’anno prima). 

Focus macroeconomico e Pil

Nel 2016, il PIL serbo si è attestato a 75,6mila miliardi di dollari con un aumento rispetto all’anno precedente del 2,7%. Ciò anche grazie alla crescita dei consumi e degli investimenti privati oltre che ad una forte propensione all’export. Secondo stime del FMI, per il 2018 il tasso di crescita potrebbe essere del 3,5%.

Nel 2016, il sistema economico serbo è stato trainato soprattutto dal settore minerario (+4%), energetico (+2,7%) e dall’industria manifatturiera (+5,3%). Le attività votate all’esportazione sono più correlate alla produzione di plastica e gomma ma anche al tabacco e alla produzione di apparecchiature elettroniche.

A fine 2016, il tasso di disoccupazione era al 13,8% con un’inflazione media mensile dell’1,2%.

Scambi commerciali e dati export

La Serbia sta mostrando sempre più attenzione alle relazioni e agli scambi commerciali internazionali.

Proprio in quest’ottica, Serbia e Bosnia Erzegovina hanno recentemente sottoscritto un accordo relativo all’abolizione di tutte le barriere che ostacolavano il libero commercio dei rispettivi paesi balcanici. Cospicui sono i capitali esteri affluiti nel paese, attirati solo recentemente da accordi di libero scambio che consentono all’economia serba di aprirsi a importanti mercati come quello turco e russo.

Nel 2015, l’IDE ammontava infatti a circa 1,8 miliardi di euro (primo paese per gli investimenti nell’area europea sud orientale). In chiave occupazionale si sono registrati 10.600 nuovi posti di lavoro.

Nel 2016, la Serbia ha esportato merci per un valore di quasi 15 miliardi di dollari:

  • auto (1,23 mld. di $),
  • cavi isolati (664 mln. di $),
  • pneumatici (432 mln. mln. di $),
  • tabacco (280 mln. di $.)

Le destinazioni dei beni esportati si concentrano perlopiù in Europa: Italia (2,17 mld. di $) e Germania (1,94 mld. di $).

 

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Imposizioni fiscali

La Serbia presenta un regime fiscale particolarmente favorevole per le società. L’imposta sugli utili è la seconda più bassa in Europa, mentre l’IVA è tra le più competitive in Europa centrale ed orientale.

  • Tassa sulla proprietà – L’aliquota della tassa sulla proprietà dipende dall’obbligo o meno della tenuta della contabilità aziendale. Per i contribuenti che detengono la contabilità aziendale, l’aliquota è allo 0,40%; per tutti gli altri, l’aliquota è progressiva e dipende dalla base imponibile.
  • Imposta sul reddito delle persone fisiche – L’imposizione è prevista sia per i residenti che per i non residenti. L’aliquota varia in base alla situazione reddituale dal 10% fino ad un massimo del 20%;
  • Corporate taxLa tassazione sulle attività d’impresa è al 15%;
  • IVA – l’imposta sul valore aggiunto ordinaria è al 20%. Al 10% per le transazioni aventi ad oggetto beni alimentari, giornali, accessori, IT, ecc.;
  • Contributi di previdenza sociale – Le aliquote dei contributi previdenziali obbligatori sono del 13% per la pensione e l’assicurazione contro invalidità e 6,15% per l’assicurazione sanitaria, 0,75% per l’assicurazione contro la disoccupazione.
  • Imposta sul passaggio di proprietà – L’imposta si versa su transazioni aventi ad oggetto beni immobili, azioni o diritti di proprietà intellettuali e ammonta al 5%. Per il passaggio del diritto di proprietà su terreni agricoli o forestali si applica un’aliquota ridotta del 2,5%.

Costo della manodopera

Gli stipendi medi in Serbia sono piuttosto bassi e rivelano un ottimo rapporto costo-efficienza. I costi totali per i datori di lavoro sono inferiori del 50% rispetto agli altri paesi dell’Europa orientale. I contributi per la previdenza sociale e l’imposta sugli stipendi ammontano a circa il 65% dello stipendio netto, ma i costi finali per i datori di lavoro sono ridotti grazie a molteplici incentivi finanziari e fiscali disponibili.

Stiamo, dunque, parlando di un’economica in crescita e di un paese in cui il “Made in Italy” è percepito come sinonimo di “ottimo prodotto” e i cui consumatori finali hanno ormai una sempre una maggiore confidenza con il Belpaese.

Ci occuperemo di Serbia anche in un prossimo contributo, in cui analizzeremo – più tecnicamente – come si può fare business in questo paese, quali tipologie di società aprire e i relativi costi di avviamento.

Avv. Stefano Rossi

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2018-05-24T13:59:24+00:00

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